Val Montanaia: anello tra il Campanile e le forcelle dei Monfalconi
Un impegnativo anello nel cuore roccioso del Parco Naturale delle Dolomiti Friulane, ai piedi del Campanile di Val Montanaia e attraverso una successione di forcelle, ghiaioni e vallate solitarie.

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MAPPA DI LOCALIZZAZIONE
SINTESI DESCRIZIONE
L’itinerario compie un lungo e impegnativo anello nel Parco Naturale delle Dolomiti Friulane, con partenza dal parcheggio posto a valle del Rifugio Pordenone.
Seguendo inizialmente i sentieri 352 e 353, risale la Val Montanaia fra bosco, ghiaie e pendii detritici, raggiungendo la base del Campanile di Val Montanaia e il vicino Bivacco Perugini.
La salita prosegue fino alla Forcella di Val Montanaia, dalla quale si scende nella Val d’Arade lungo un ripido canale di sfasciumi. È un tratto sconnesso e instabile, da affrontare con particolare attenzione.
Raggiunto il sentiero 342, l’itinerario riprende quota attraverso il Cadin d’Arade fino alla Forcella Monfalcon di Forni. Prosegue quindi per la Forcella da las Busas e il Bivacco Marchi-Granzotto.
Dal bivacco si imbocca il sentiero 349, affrontando l’ultima salita della giornata verso la Forcella del Leone.
Superato il valico, ha inizio la lunga discesa nella Val Monfalcon di Cimoliana. Il percorso attraversa prima ghiaie e pendii detritici, poi zone erbose e bosco, mantenendosi a lungo su terreno ripido e scomodo.
Il rientro avviene passando dal Rifugio Pordenone, dal quale si torna in pochi minuti al parcheggio.

DESCRIZIONE COMPLETA
Dal parcheggio del Rifugio Pordenone alla Val Montanaia
Risalita tutta la Val Cimoliana, lascio l’auto al termine della strada, nel parcheggio (q. 1163 m.) posto a valle del Rifugio Pordenone.
Indossati gli scarponi, mi incammino sul sentiero 352, che risale la Val Montanaia.

Presto lascio il tracciato alpinistico 352 (Sentiero Marini) e verso il Belvedere del Campanile di Val Montanaia, e proseguo sul 353 in direzione del Bivacco Perugini.
Per ora lascio alla mia destra il Rifugio Pordenone. Passerò da lì al ritorno.
Faticosamente guadagno quota fra bosco e ghiaie, insinuandomi nella valletta chiusa da alte pareti.
Di seguito traverso fra i detriti e mi collego al percorso proveniente dal Rifugio Pordenone.

La salita al Campanile di Val Montanaia
Continuo a salire lungo il tracciato indicato dai segnavia bianco-rossi. L’ascesa non dà respiro. Il fondo detritico comporta un impegno ancora maggiore.

Poi, tutto a un tratto, spunta all’orizzonte il Campanile, simbolo della Val Montanaia e delle Dolomiti Friulane.
Man mano che salgo, la sagoma del Campanile si staglia sempre più alta e slanciata. Di impressionante bellezza.

Poi l’ascesa si fa ancora più impegnativa e ripida, con alcuni passaggi molto sconnessi che richiedono maggiore attenzione.
Quando ormai mi trovo ai piedi del grande monolito, il percorso diviene meno gravoso.
Continuo a salire mentre odo il vocìo degli alpinisti che stanno cercando di conquistarne la vetta.

Il Bivacco Perugini e la Forcella di Val Montanaia
Ancora qualche minuto e mi trovo presso il Bivacco Perugini (q. 2060 m.), un punto rosso su una distesa prativa all’interno di un mare dolomitico. Alcuni ragazzi hanno passato qui la notte e stanno tornando verso valle.
Io rimango ancora qualche minuto a gustarmi questo paesaggio fantastico, che mi regala il Gruppo dei Monfalconi-Spalti di Toro.

A chiudere la vallata c’è la Forcella di Val Montanaia. Devo superare ancora quasi 300 metri di dislivello prima di raggiungerla.
Riprendo la salita tagliando il pendio fra erba e ghiaie.
Un ultimo tratto ripido ed eccomi alla Forcella di Val Montanaia (q. 2333 m.), stretta fra Cima Monfalcon di Montanaia e Cima Both.

La ripida discesa nella Val d’Arade
Mi affaccio verso la Val d’Arade e il primo pensiero è che la discesa che mi aspetta sia ancora più dura della salita appena affrontata.
Davanti a me si presenta un’erta lingua di sfasciumi, stretta fra alte pareti di roccia.

Con attenzione perdo quota molto velocemente tra le pietre che si muovono insieme a me.
Ogni tanto mi fermo a guardarmi intorno e a studiare il percorso.

Poi la pendenza cala e, zigzagando, esco dal canale entrando in Val d’Arade.
Le fatiche non sono certo finite. Dovrò affrontare tra poco la salita alla Forcella Monfalcon di Forni.
Senza scendere fino al bivio tra i sentieri 342 e 353, approfitto di una traccia che taglia a destra e mi permette di intersecare più a monte il tracciato 342, facendomi risparmiare un po’ di dislivello.

Dal Cadin d’Arade alla Forcella Monfalcon di Forni
Sul tracciato diretto al Bivacco Marchi-Granzotto riprendo a salire, affrontando il Cadin d’Arade.
Alle mie spalle compaiono Antelao, Pelmo e Civetta.

Il paesaggio è ora meno austero, ma sempre affascinante. La progressione risulta un po’ meno difficoltosa rispetto a prima.
Si alternano tratti erbosi ad altri più rocciosi.

Man mano che guadagno quota, il fondo torna sempre più detritico e le pareti ai miei fianchi diventano incombenti.

Giunto alla Forcella Monfalcon di Forni (q. 2309 m.), posso prendere fiato.
Adesso la vista si apre sulla parte superiore della Val Monfalcon di Forni.
Dalla Forcella da las Busas al Bivacco Marchi-Granzotto
Calo leggermente in direzione della slanciata sagoma del Torrione e velocemente arrivo alla Forcella da las Busas (q. 2256 m.).

Proseguo sempre sul percorso 342 e raggiungo l’incrocio con i sentieri 349 e 359 e, subito dopo, il Bivacco Marchi-Granzotto (q. 2170 m.), dove mi fermo per un’altra pausa.
Il bivacco è stato realizzato in posizione più o meno equidistante dai rifugi della zona e offre un valido punto di appoggio. L’attuale struttura, costruita nel 1989 dopo che la precedente era stata distrutta da una valanga, è dedicata ai pordenonesi Renzo Granzotto e Antonio Marchi, alpinisti e alpini caduti nel 1941 sul Monte Golico durante la campagna italiana di Grecia.

La salita alla Forcella del Leone
Ora mi aspetta un’ultima salita per raggiungere la Forcella del Leone e cambiare vallata.
Imbocco il sentiero 349 e, mantenendo la testata della Val Monfalcon di Forni alla mia destra, salgo alla Forcella del Leone (q. 2290 m.), posta tra torri e guglie di roccia con la caratteristica roccia che ricorda vagamente le sembianze dell’animale.

L’ultima sezione si rivela ancora faticosa e le mie energie iniziano a scarseggiare. Fortunatamente, dopo sarà quasi solo discesa.
Entro ora nella Val Monfalcon di Cimoliana.

La lunga discesa nella Val Monfalcon di Cimoliana
Perdo quota con un lungo traverso tra i detriti che scendono dalla Cresta del Leone.
Poi le ghiaie lasciano il posto a spazi erbosi.
Iniziano anche le prime conifere, sempre più numerose man mano che scendo.

Oltrepasso il bivio con il difficile e dismesso sentiero per la Forcella Cimoliana e il Campanile di Val Montanaia e continuo a scendere.
La traccia torna abbastanza ripida e scomoda, mantenendosi non troppo lontana dal fondo della valle e passando da un versante all’altro.

La discesa sembra infinita.
Quando scorgo la Val Meluzzo, mancano ancora poco più di 300 metri di dislivello da perdere.
Attraverso ancora il pendio detritico, che via via si fa sempre più ampio.
Nella parte terminale mi trovo in un’immensa distesa di detriti scivolati pian piano verso valle.

Quando mi trovo a un centinaio di metri di quota sopra il fondovalle, il percorso svolta in modo deciso verso sud-ovest.
Il Rifugio Pordenone e il ritorno al parcheggio
Dopo quasi un chilometro, percorso per lo più nel bosco, giungo al Rifugio Pordenone (q. 1249 m.), oggi piuttosto affollato.

Dal rifugio, in pochi minuti, ritorno al parcheggio dell’auto.
DATI ITINERARIO
- Escursione effettuata nel Settembre 2025
- Durata*: 7h30′
- Tempi progressivi*: Parcheggio Rifugio Pordenone – Bivacco Perugini (2h15′) – Forcella di Val Montanaia (3h00′) – Bivio sentiero 342/traccia di collegamento al 353 (3h40′) – Forcella Monfalcon di Forni (4h40′) – Bivacco Marchi-Granzotto (5h00′) – Forcella del Leone (5h20′) – Rifugio Pordenone (7h20′) – Parcheggio Rifugio Pordenone (7h30′)
*I tempi inseriti corrispondono a quanto presente nella segnaletica posta lungo i sentieri. - Dislivello: +1700 m./ -1700 m. circa
- Difficoltà: EE (Escursionisti Esperti)
- Carta escursionistica: Tabacco n. 021 Dolomiti Friulane e d’Oltre Piave – 1:25000
- Accesso: Da Belluno o Venezia raggiungere il termine dell’autostrada A27 e proseguire fino a Longarone dove si svolta in direzione di Erto e Casso e si prosegue fino a Cimolais deviando poi lungo la strada della Val Cimoliana e proseguendo fino al termine della medesima dove si trova il parcheggio del Rifugio Pordenone.
Da Pordenone e Udine raggiungere Maniago poi continuare sulla strada della Val Cellina e, una volta raggiunto Cimolais, proseguire come sopra. - Trasporti pubblici: Raggiungere Pordenone o Maniago in treno poi prendere bus linea Pordenone-Maniago-Claut-Cimolais (https://www.mycicero.it/tplfvg-go/TPWebPortal/) (https://tplfvg.it/it/orari/oraripdf/?service=extraurban#filter) (https://www.trenitalia.com/it.html). Da Cimolais è necessario raggiungere il termine della strada della Val Cimoliana con altri mezzi. Sono circa 14 km!
COMMENTI E NOTE
- Percorso tanto spettacolare quanto impegnativo con lunghi tratti sdrucciolevoli. La salita fino alla Forcella di Val Montanaia è molto faticosa e presenta tratti in cui porre attenzione ma la discesa successiva richiede la capacità di muoversi su ghiaie instabili poste in versante ripido.
Anche la parte terminale della discesa dal Bivacco Marchi-Granzotto è su fondo molto sconnesso.
Tutto ripagato da un ambiente solitario e incantevole. - Consigliato l’uso di bastoncini e calzature robuste.
- Le difficoltà tecniche prima citate e il dislivello da superare, a volte su fondo instabile e distribuito su più salite, rendono l’itinerario riservato ad escursionisti esperti, dal passo sicuro e molto allenati.
- Può essere valutabile di spezzare il percorso in più giorni sfruttando la presenza di due bivacchi oppure la vicinanza del Rifugio Padova.
- L’itinerario è eseguibile in entrambi i sensi. Lo preferisco nel senso descritto in quanto, nel senso opposto, le difficoltà maggiori si hanno nella seconda parte del percorso, sia nella risalita alla Forcella di Val Montanaia che nel tratto terminale oltre il Campanile, quando si è certamente più stanchi.
- Percorso da evitare in caso di maltempo o in condizioni invernali.
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