Monte Tambura da Resceto: anello per la Lizza delle Cave Cruze
Escursione ad anello da Resceto al Monte Tambura lungo la storica Lizza delle Cave Cruze, antico tracciato dei cavatori delle Alpi Apuane. La salita attraversa il Canale dei Vernacchi e i ruderi della Casa della Selvarella, raggiungendo poi il Passo della Tambura e la vetta per cresta. Discesa dal Passo della Focolaccia tra marmifere, ravaneti e la storica Via Vandelli fino al ritorno a Resceto.

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MAPPA DI LOCALIZZAZIONE
SINTESI DESCRIZIONE
Dal piccolo paese di Resceto si sale nel selvaggio Canale dei Vernacchi imboccando la storica Lizza delle Cave Cruze, antico tracciato utilizzato per il trasporto del marmo verso valle. La salita è ripida e faticosa, tra tratti di lizza, sentiero dissestato e brevi passaggi attrezzati, con spettacolari opere di ingegneria legate all’attività estrattiva.
Superati i resti delle cave e i ruderi della Casa della Selvarella, antico punto di appoggio per i cavatori e sede dell’impianto di lizzatura meccanica, il percorso raggiunge i panoramici crinali tra l’Alto di Sella e la Tambura. Da qui si tocca il Passo della Tambura e si prosegue per cresta fino alla vetta del Monte Tambura (1890 m), una delle cime più imponenti delle Alpi Apuane.
La discesa avviene lungo la cresta nord-occidentale verso il Passo della Focolaccia, quindi per la strada marmifera e ripidi sentieri tra ravaneti e antiche vie di cava fino a incontrare la Lizza Magnani e la storica Via Vandelli, che riporta infine a Resceto chiudendo l’anello.

DESCRIZIONE COMPLETA
Da Resceto al Canale dei Vernacchi
Resceto, lascio l’auto nel piccolo parcheggio (q. 510 m) a monte del paese.
Guardando la vallata si nota benissimo il tracciato che andrò a imboccare tra poco.

L’intenzione è quella di compiere un anello che transiti dal Monte Tambura seguendo alcune vie di lizza della zona. Le vie di lizza sono i percorsi utilizzati dai cavatori per il trasporto del marmo verso valle.
Per scalinate e vicoletti taglio in mezzo al paese passando a fianco della chiesa, poi scendo fino allo stradello parallelo al torrente che seguo verso monte, incontrando presto la segnaletica dei sentieri 160, 164 e 165 (per escursionisti esperti) (q. 482 m circa).

Mi insinuo nel Canale dei Vernacchi superando alcuni ovili piuttosto fatiscenti e, presso un piccolo fabbricato (acquedotto), inizio a camminare sulla evidente via di lizza delle Cave Cruze (o delle Gruzze), il percorso utilizzato dai cavatori per portare il marmo verso valle.
Sullo sfondo il Monte Sella e l’Alto di Sella dominano l’orizzonte.

La salita lungo la Lizza delle Cave Cruze
Guadagno faticosamente quota seguendo il tracciato della lizza quando questo è in condizioni accettabili.
Impressionanti certe strutture come l’enorme Ponte del Pisciarotto che supera la parte terminale del Canale della Neve ed è una preziosa testimonianza della complessa rete di trasporto del marmo nelle Apuane.

L’ascesa continua incessante, a tratti su esile sentierino che taglia il pendio molto ripido, fino a raggiungere la sommità della dorsale che domina canale e lizza.

Alternando tratti di lizza e dissestato sentiero, giungo al Fosso del Canalone, e di seguito lascio il sentiero 164 che porta al Rifugio Nello Conti.

Poco più tardi raggiungo la diramazione tra i sentieri 160 e 165.
Mantenendomi su quest’ultimo risalgo lo stretto Canale della Neve dove, come fa intendere il nome, la neve tende a conservarsi a lungo.
Seguo in parte la lizza, seppur molto dissestata. Quando questa diviene troppo pendente, il sentiero la aggira nella boscaglia.

Un breve tratto di cavo d’acciaio aiuta la progressione in un punto molto erto ed esposto.
Superato il piccolo buco che segna l’ingresso di una vecchia miniera, una ripida seconda sezione attrezzata è seguita da alcuni metri esposti.

Da Casa della Selvarella alla Focetta dell’Acqua Fredda
Dopo un tratto tra rigoglioso paleo, raggiungo la sommità della dorsale dove una traccia si distacca nella faggeta per calare verso il sentiero 164.
Continuando sul sentiero 165 mi porto ai ruderi della Casa della Selvarella (q. 1355 m), dove il bosco termina.

Questo fabbricato fungeva sia da alloggio per i cavatori sia da locale tecnico, vista la presenza dei motori dell’impianto di lizzatura meccanica che dal 1932 serviva le cave poste a monte, consentendo il trasporto del marmo fin giù a Resceto.
Ora la vista si espande verso il mare e il Monte Sagro, mentre l’Alto di Sella mi sovrasta.

Riprendo a percorrere la lizza, ora decisamente pendente, che più in alto taglia spettacolarmente la montagna. Intanto mi giungono le voci degli escursionisti presenti nel cortile del Rifugio Conti, visibile a poca distanza.

Terminato il tratto più pendente, la lizza presenta qualche punto rovinato da percorrere con un po’ più di attenzione.
Superato quanto rimane delle Cave Cruze e una grossa cisterna, raggiungo un altro fabbricato utilizzato dai cavatori dove incontro il sentiero 164.

Non considero il percorso, inizialmente attrezzato con cavo d’acciaio, che scende al Rifugio Conti e salgo velocemente tra erba e rocce alla Focetta dell’Acqua Fredda dove la visuale si apre sulla Valle dell’Arnetola, la Garfagnana e l’Appennino.

Verso il Passo della Tambura
Dopo una pausa su questo panoramico crinale stretto fra l’Alto di Sella e il Monte Focoletta, procedo sul sentiero 148 in direzione del Passo della Tambura.
Il primo tratto, esile ed esposto, è attrezzato con un cavo d’acciaio piuttosto lasco.

Superato un cucuzzoletto, la vista si apre verso il Monte Tambura.
Con percorso decisamente più semplice raggiungo la celebre Via Vandelli (segnavia 135), ardito percorso voluto nel XVIII secolo dal Duca Francesco III d’Este che collega Modena, capitale dell’omonimo ducato (o Sassuolo, sede della residenza estiva), con Massa e il mare senza uscire dai confini del territorio estense.
Pochi minuti ed eccomi sul Passo della Tambura (q. 1634 m), dove tramite la stessa Via Vandelli giunge l’itinerario più semplice per salire alla Tambura da Resceto.

La vetta della Tambura
Abbandono la Via Vandelli e, tramite il sentiero 148, punto la cima della montagna.
Dopo un breve tratto facile il tracciato diviene sconnesso e cammino su detriti più instabili.

Intanto improvvise nubi si stanno impossessando della zona e la visibilità si riduce notevolmente.
Ma riesco ancora a guardare verso il basso dove giace il Lago di Vagli.

Continuo lungo la rocciosa cresta o presso di essa, affiancato da ripidi versanti, fino a giungere sulla vetta della Tambura (q. 1890 m).
Le nuvole salgono e scendono aprendo e occludendo la vista.

Discesa verso il Passo della Focolaccia
Scatto qualche foto, poi mi avvio fra rocce e detriti lungo la cresta opposta rispetto a quella da cui sono salito, in direzione del Passo della Focolaccia. Il crinale è un po’ più esile.

Oltrepasso lo speroncino che identifica il Monte Crispo (q. 1835 m), anticima nord-ovest della Tambura, e continuo la discesa.

Lasciate le nuvole sopra di me, posso ammirare i monti Cavallo e Pisanino di fronte.

Supero il bivio con il sentiero 177 diretto a Campocatino e raggiungo il Passo della Focolaccia (q. 1645 m), devastato dagli scavi di una cava.
Seguendo la strada marmifera che scende in direzione del mare (segnavia 166) passo poco sotto il caratteristico Bivacco Aronte, realizzato nel 1902 ed è il più datato e il più elevato di tutte le Apuane.

La lunga discesa verso Resceto
Proseguo con diversi tornanti, non considerando il tracciato 36 (162 nella nuova numerazione), fino alla fine della marmifera presso un edificio (q. 1354 m), la Casa Verde della Cava di Piastra Marina.

Qui il percorso segnalato diviene un sentiero piuttosto ripido e impegnativo che attraversa placche calcaree e detriti.
In fondo alla valle vedo Resceto. Non sembra lontano ma la conclusione dell’escursione è ancora lunga da venire.
Scorgo anche la caratteristica Guglia di Piastramarina.

È un tratto faticoso e dissestato che richiede attenzione, seppure non sia esposto.

Calando di quota sull’esile traccia ritrovo erba ed alberi. Ma ancora non mi posso rilassare: detriti e tratti erti richiedono concentrazione per non inciampare.

La picchiata continua verso il fondo della valletta. Attraverso un antico ravaneto e supero il bivio con il tracciato 163.
Il percorso diviene meno impegnativo quando mi inserisco nel tracciato della Lizza Magnani, malmessa ma ancora ben identificabile.

Perdo quota velocemente all’interno del vallone parallelamente al Canal Pianone.
Mi trovo in un ambiente molto selvaggio e incassato, sempre più spettacolare.

Avanzando, alla mia sinistra scorgo sempre più la Via Vandelli, decisamente più semplice del tracciato che sto percorrendo oggi ma certamente molto ardita pensando allo scopo per cui era stata realizzata.
Passato il bivio con il sentiero 166A giungo finalmente all’innesto con la storica Via Vandelli (segnavia 135).

Seguo l’ampio e lastricato tracciato godendomi questo tranquillo finale di percorso.
In corrispondenza della Casa del Fondo (q. 627 m) passo sull’altro versante di un canale.

Procedendo il cammino supero il bivio con il sentiero 170, ritrovo l’asfalto e le case di Resceto terminando questa lunga ma appagante escursione.
DATI ITINERARIO
- Escursione effettuata nel Luglio 2025
- Durata*: 6h55′
-
Tempi progressivi*: Resceto – Bivio sentieri 164/165 (1h00′) – Focetta dell’Acqua Fredda (2h15′) – Passo della Tambura (2h45′) – Monte Tambura (3h45′) – Passo della Focolaccia (4h25′) – Bivio Via Vandelli/sentiero 166 (6h25′) – Resceto (6h55′)
*I tempi inseriti sono puramente indicativi e corrispondono a quanto indicato nella segnaletica presente in loco integrata, quando assente, da quanto da me impiegato. - Dislivello: +1400 m./ -1400 m. circa
- Difficoltà: EE (Escursionisti Esperti) – Guarda la SCALA DELLE DIFFICOLTA’ ESCURSIONISTICHE
- Carta escursionistica: 4Land n. 200 – Alpi Apuane 1:25000
- Accesso: Da Massa raggiungere Resceto lasciando l’auto nel parcheggio posto alla fine della strada, nella parte superiore del paese.
- Trasporti pubblici: Treno fino a Massa poi Autobus Autolinee Toscane (Linea L78 Massa FS-Resceto) (https://www.at-bus.it/it/linee-e-orari/massa-carrara) (https://www.trenitalia.com/it.html)
COMMENTI E NOTE
- Itinerario selvaggio di grande interesse storico e ambientale che segue alcune delle antiche vie di lizza utilizzate per il trasporto del marmo dalle cave della Tambura.
- Il percorso attraversa diverse epoche temporali: le vie di lizza ottocentesche, la lizzatura meccanica del Novecento, e la Via Vandelli settecentesca, una delle grandi opere stradali dell’Appennino storico.
- La salita lungo la Lizza delle Cave Cruze è ripida e faticosa e attraversa un ambiente severo e selvaggio, dominato da canali detritici e pendii molto inclinati.
L’ascesa alla vetta della Tambura dal Passo omonimo si svolge su terreno detritico e richiede passo sicuro. Così come la discesa dal Passo della Focolaccia che presenta tratti molto ripidi e dissestati, tra placche calcaree, detriti e ravaneti. - Il percorso presenta diversi tratti esposti e, comunque, si sviluppa tra pendii molto ripidi. Necessari passo sicuro e assenza di vertigini/paura del vuoto.
- Da evitare in caso di fondo bagnato e scivoloso o di maltempo.
- Adatto ad escursionisti esperti e molto allenati che evita il tracciato meno impegnativo (la Via Vandelli) che sale verso il Monte Tambura, utilizzabile per semplificare il percorso.
- L’escursione può essere eseguita in entrambi i sensi di marcia.
Altre escursioni pubblicate in zona:
- Monte Tambura dalla Val Serenaia
- Monte Tambura da Campocatino
- David di Kobra da Colonnata via Foce Luccica
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