Da San Domenico all’Alpe Veglia per l’Alpe Gilardino
Splendida escursione ad anello da San Domenico all’Alpe Veglia, con salita per Alpe Nava, Alpe Gilardino e Sentiero dei Fiori, giro della piana e rientro da Ponte Campo, tra sentieri poco frequentati, tratti panoramici e il lento attraversamento della grande piana ai piedi del Monte Leone.

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MAPPA DI LOCALIZZAZIONE
SINTESI DESCRIZIONE
Dal paese si segue inizialmente il sentiero per l’Alpe Nava e l’Alpe Gilardino, attraversando prati, boschi e alcuni canali. In questa prima parte la traccia è generalmente evidente, ma in alcuni tratti erbosi può risultare meno marcata.
Oltre l’Alpe Gilardino il percorso guadagna quota con maggiore decisione fino a raggiungere il Sentiero dei Fiori, che corre poche decine di metri sotto quota 2000 m. Da qui si procede verso l’Alpe Veglia con andamento abbastanza regolare, lungo un tratto panoramico che presenta anche alcuni punti un po’ esposti, attrezzati con catene metalliche.
La discesa sul versante settentrionale di Punta Maror conduce al limitare dell’Alpe Veglia, dove l’itinerario compie un ampio giro della piana passando da La Balma, dal Rifugio Città di Arona, da Cornù, Isola e Ponte.
Il rientro avviene lungo la strada sterrata che scende verso Ponte Campo, con una perdita di quota piuttosto decisa dopo la Cappella del Groppallo. Da Ponte Campo si evita in parte l’asfalto imboccando il sentiero per San Domenico, poco frequentato e in alcuni punti nascosto dall’erba, fino a ricongiungersi all’Alpe Nava con il percorso dell’andata tramite il quale si ritorna a San Domenico.

DESCRIZIONE TOTALE
Da San Domenico al sentiero per Alpe Nava
Attraversato Varzo, salgo in auto fino a San Domenico, dove parcheggio nel piazzale centrale (q. 1400 m. circa).

A piedi mi incammino proseguendo lungo la strada, in direzione di Ponte Campo.
Giunto all’incrocio con la via per gli impianti, di fronte al grande parcheggio coperto, salgo (segnavia F18) passando a fianco del luogo di partenza della seggiovia.
Poche decine di metri più avanti evito di salire per la pista da sci e svolto sulla sinistra, scendendo al sottostante spiazzo, al termine del quale inizia il sentiero per l’Alpe Nava e Gilardino.
Alpe Parüsc e Alpe Nava
Superata un’ultima abitazione, inizio a traversare il pendio risalendolo.
Attraversata un’ampia zona prativa molto panoramica, raggiungo i fabbricati dell’Alpe Parüsc.

Passando a fianco della fontana, mi inoltro nel bosco.
Il sentiero presto scende sul fondo di un canale detritico dove, grazie a rocce ben posizionate, supero agevolmente il Rio Croso.

Tra la vegetazione risalgo il pendio opposto giungendo presto a un’altra bella area prativa, l’Alpe Nava (q. 1460 m.). Qui perviene il sentiero da Ponte Campo da cui proverrò al ritorno.
Splendida la visuale su Pizzo e Punta Valgrande, con la vetta del Monte Leone che fa capolino sullo sfondo.

Verso l’Alpe Gilardino e la dorsale di Punta Maror
Ora salgo lungo il pendio erboso facendo attenzione a non perdere il poco frequentato sentierino, che tende a confondersi tra l’erba.
Tornato nel bosco, la traccia ritorna evidente.
Oltrepasso un canale erboso, anticipato dal bivio con una traccia per Ponte Campo, e, guadagnando quota, raggiungo l’Alpe Gilardino (q. 1601 m.).

Sempre seguendo i segnavia bianco-rossi, taglio il pendio superando ancora un paio di canali.
Man mano che avanzo, il versante diviene sempre più inclinato e la vegetazione più rada, regalandomi una visuale sempre più estesa sulla Val Cairasca.

Passato un fosso, la pendenza del tracciato aumenta.
Una volta toccata la dorsale sud di Punta Maror, risalgo decisamente il pendio fino a incontrare il panoramico Sentiero dei Fiori (segnavia F50), che giunge dall’Alpe Ciamporino e qui coincide con la Grande Traversata delle Alpi (GTA) e il Sentiero Italia CAI (SI).

Sul Sentiero dei Fiori verso l’Alpe Veglia
Rimanendo poche decine di metri sotto quota 2000 m., cammino verso nord-ovest in direzione dell’Alpe Veglia, che inizio a scorgere all’orizzonte sovrastata dal Monte Leone e dalla catena montuosa su cui corre il confine italo-svizzero.
Procedo senza particolari variazioni di quota. Un paio di punti un po’ esposti sono dotati di catene metalliche, utili soprattutto per chi avesse timore del vuoto.

Superata la dorsale ovest di Punta Maror, inizio la discesa lungo il boscoso versante settentrionale della montagna, l’area in cui la neve permane più a lungo durante l’escursione.
Passo il bivio per il Pian Stalaregno e continuo a scendere.
Guado con attenzione un fosso ricco d’acqua e, infine, eccomi al limitare dell’Alpe Veglia, piccolo gioiello alpino: una splendida conca prativa di origine glaciale punteggiata da sei antichi nuclei abitati.

A causa dell’inagibilità del luogo durante il periodo invernale, non ci sono residenti stabili a Veglia.
Superati i primi fabbricati, mi fermo ad ammirare lo splendido paesaggio: la conca circondata da alte montagne, con il Monte Leone a primeggiare.

Il giro della piana dell’Alpe Veglia
Oltrepassato un altro bivio con un sentiero che sale a Pian Stalaregno, giungo presso i fabbricati de La Balma (q. 1769 m.).

Qui, utilizzando il sentiero F22a, potrei dirigermi direttamente sulla via del ritorno ma io ho intenzione di fare il giro della piana, per gustarmi lentamente questo ambiente incantevole.
Proseguo lungo il sentiero F50 in direzione del Rifugio Città di Arona, tornando a immergermi tra i larici.
Una breve salita, poi scendo a superare il Rio Frua su di un ponticello e continuo per alcune decine di metri mantenendo il corso d’acqua alla mia sinistra.

Continuo lungo il tracciato indicato dai segnavia bianco-rossi ed eccomi al Rifugio Città di Arona (q. 1770 m.). Aperto durante il periodo estivo, è dotato di un piccolo bivacco invernale utilizzabile durante la chiusura.

Riprendo il cammino portandomi alla vicina località Cornù (q. 1755 m.), dove mi collego al tracciato della GTA.
Continuo in leggera discesa transitando fra edifici sparsi fino a raggiungere lo stradello che percorre la piana presso una fontana. Non lontano si trova l’Albergo La Fonte, che offre vitto e alloggio.

Proseguo comodamente sullo stradello (segnavia F10b). Davanti a me, l’enorme mole del Monte Leone si staglia in tutta la sua bellezza.
Evitando qualunque deviazione, oltrepasso la località Isola (q. 1745 m.), dove l’Albergo Alpino funge da ulteriore punto di appoggio estivo.

Superato anche il ponte sul Rio d’Aurona, eccomi in località Ponte (q. 1743 m.).
Ora, in direzione sud-est, cammino ancora sullo stradello attraversando la piana.

Ogni tanto un rombo improvviso indica la neve che si scarica dalla montagna, creando piccole cascate bianche di pochi secondi.
Passati anche i bivi per il Lago delle Streghe e Cianciavero, incontro nuovamente il tracciato di GTA e Sentiero Italia CAI (segnavia F10), che avrei potuto utilizzare per tagliare qualche centinaio di metri nel tratto fra il Rifugio Città di Arona e questo punto.

Dall’Alpe Veglia a Ponte Campo
Supero un bel ponte e, in località Porteia (q. 1710 m.), esco dall’area del Parco.
Tramite la strada sterrata di accesso alla piana, mi muovo in direzione di Ponte Campo. Alla mia sinistra il solco creato dal Torrente Cairasca si fa sempre più profondo.

Cammino veloce con saliscendi leggeri fino alla Cappella del Groppallo.
Qui la pendenza cambia completamente e la stradina diviene parzialmente lastricata.

Perdo quota velocemente con numerosi tornanti, passando a fianco anche della Sorgente l’Acqua di Fraii. Ponte Campo si trova molto più in basso mentre, più lontano, vedo gli edifici di San Domenico.

Transito non lontano da una cascata poi, a una quota inferiore, supero le stesse acque che attraversano la strada.
Prima di incontrare sia il bivio della strada per l’Alpe Stalletto, sia un’enorme lingua di neve che giunge fin sulla carrozzabile, devio su sentiero in decisa discesa.
Perdo quota lungo il pendio fino a raggiungere la via di accesso a un edificio e poi Ponte Campo (q. 1319 m.).

Il sentiero da Ponte Campo a San Domenico
Attraverso il ponte, poi procedo lungo l’asfalto verso San Domenico. Potrei semplicemente seguire la strada fino al punto di partenza ma, dopo un paio di centinaia di metri, imbocco il sentiero per San Domenico.
Noto subito come questo percorso sia poco frequentato: l’erba piuttosto alta nasconde un poco la traccia e i segnavia più bassi.

Salgo fra prati e bosco giungendo a un fabbricato diroccato.

Taglio il pendio fino ad attraversare i detriti portati da un piccolo corso d’acqua.
Al successivo prato la traccia un po’ si perde. Vedo dei segnavia su di una roccia in mezzo al campo fiorito e la raggiungo.

Continuo a salire ma ora la traccia è completamente coperta dall’erba.
Mi porto dal lato opposto del prato, poi riprendo l’ascesa.
Rientrato nel bosco, il tracciato ritorna ben chiaro.
Tocco un altro fabbricato in rovina e continuo a traversare fino a raggiungere gli edifici dell’Alpe Nava (q. 1460 m.), dove ero passato anche stamattina e dove è presente una palina segnaletica.

Ormai mancano solo 20’ per ritornare a San Domenico.
Così riprendo a ritroso il percorso utilizzato all’andata, passo dall’Alpe Parüsc e presto eccomi nuovamente a San Domenico, a chiusura di una bellissima escursione.
DATI ITINERARIO
- Trekking effettuato nel Maggio 2025
- Durata*: 5h40′
- Tempi progressivi*: San Domenico – Alpe Nava (35′) – Alpe Gilardino (1h05′) – Bivio sentieri F18/F50 (2h05′) – La Balma (2h55′) – Rifugio CAI Città di Arona (3h10′) – Ponte (3h35′) – Porteia (3h55′) – Ponte Campo (4h55′) – Alpe Nava (5h20′) – San Domenico (5h40′)
*I tempi inseriti sono puramente indicativi e corrispondono a quanto indicato nella segnaletica presente integrato, ove assente, da quanto da me impiegato. - Dislivello: +/- 850 m. circa
- Difficoltà: E (Escursionistica) – Guarda la SCALA DELLE DIFFICOLTA’ ESCURSIONISTICHE
- Carta escursionistica: Geo4Map n. 109 – Alpe Veglia – 1:25000
- Accesso: Da Domodossola proseguire verso Passo del Sempione/Svizzera fino a Varzo dove si procede in direzione di San Domenico, che si raggiunge in 12 km (parcheggio gratuito) oppure proseguire per un paio di km fino a Ponte Campo (parcheggio a pagamento) dove termina la strada.
- Trasporti pubblici: Treno per Domodossola e Varzo (https://www.trenitalia.com/) o Autobus Domodossola-Varzo (https://www.comazzibus.com/linee_orari.php) poi Prontobus per San Domenico (https://www.san-domenico.com/it/la-localita/come-arrivare).
COMMENTI E NOTE
- Escursione splendida per raggiungere l’Alpe Veglia con un giro più completo, vario e ampio rispetto alla tradizionale e più semplice e comoda via diretta tra Ponte Campo e l’Alpe Veglia che si utilizza solo al ritorno.
- Lo sviluppo dell’itinerario è tale da richiedere molto allenamento e abitudine a muoversi su sentieri di montagna. Le persone meno allenate dovranno compiere l’escursione andata/ritorno tra Ponte Campo e l’Alpe Veglia lungo la stradina (circa 400 metri di dislivello).
- Sono presenti alcuni tratti esposti, per lo più attrezzati con catene, che potrebbero infastidire l’escursionista con marcata paura del vuoto.
- Il sentiero dell’Alpe Gilardino e, ancor più, quello fra Ponte Campo e l’Alpe Nava, non sono molto frequentati e possono presentare tratti poco evidenti che richiedono attenzione.
- Il sentiero fra Ponte Campo e l’Alpe Nava poi per San Domenico può essere evitato, velocizzando in tal modo il percorso, rientrando tramite la strada asfaltata.
- Si può ridurre un poco il percorso partendo da Ponte Campo (parcheggio a pagamento) evitando il passaggio da San Domenico (circa 70 metri in meno di dislivello e quasi un’ora risparmiata).
- Un ulteriore modo per accorciare l’itinerario è quello di evitare il giro della piana di Veglia (circa 30′ in meno). Un peccato, però, per chi non fosse mai stato a Veglia.
- L’escursione può essere svolta in entrambi i sensi ma è molto più sensato seguirla come descritta in modo da affrontare la parte più lunga e impegnativa all’andata.
- Percorso da evitare in caso di ambiente innevato e nel periodo di chiusura della stradina gippabile.
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